La grande miniera di Serbariu

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La grande miniera di Serbariu si trova a Carbonia, nel Sulcis, nel Sud della Sardegna. Il carbone estratto sin dagli anni ’30 fino al 1964, ha rappresentato una delle più importanti risorse energetiche d’Italia. In questo sito si trovarono a lavorare fino a 14.000 minatori tra sardi, siciliani e provenienti da altre zone d’Italia. La miniera di Serbariu venne chiusa ufficialmente nel 1971. Gli impianti, subirono un rapido degrado fino a quando, l’Amministrazione comunale intervenne elaborando diversi progetti di recupero e di riapertura al pubblico.

Oggi la miniera è visitabile ed all’interno è stato allestito il Museo del Carbone che raccoglie le testimonianze del lavoro di miniere durante le diverse fasi storiche che l’hanno attraversato. Vi ha sede il Centro Italiano della Cultura del Carbone (CICC) che si è occupato, insieme al comune, del recupero e della ristrutturazione a fini museali e didattici. Il Museo include i locali della lampisteria, della galleria sotterranea e della sala argani. Nella lampisteria ha sede l’esposizione permanente sulla storia del carbone, della miniera e della città di Carbonia; l’ampio locale accoglie una preziosa collezione di lampade da miniera, attrezzi da lavoro, strumenti, oggetti di uso quotidiano, fotografie, documenti, filmati d’epoca e videointerviste ai minatori. Durante il fascismo la miniere venne anche utilizzata per la detenzione dei dissidenti politici, rinchiusi in condizioni disumane nei pozzi della miniera. Alcuni documenti, che testimoniano la loro presenza, riportano le schede della censura con scritte del tipo “Pericoloso Comunista”.

La galleria sotterranea mostra l’evoluzione delle tecniche di coltivazione del carbone utilizzate a Serbariu dagli anni ’30 alla cessazione dell’attività, in ambienti in parte reali ed in parte riallestiti con attrezzi dell’epoca e grandi macchinari ancora oggi in uso in miniere carbonifere attive. I minatori per raggiungere il loro posto di lavoro, una volta calati nei pozzi, dovevano percorrere chilometri a piedi lungo i cunicoli. A volte lo spostamento richiedeva ore, ma il tempo impiegato per raggiungere la propria postazione non faceva parte dell’orario di lavoro. Il conteggio aveva inizio quando il minatore giungeva sul posto.  Le condizioni di lavoro erano a dir poco disumane: nudi, senza soste, i minatori venivano costretti a produrre fino a 6 tonnellate di carbone, pena il licenziamento.

Provenienti da diverse parti d’Italia, i minatori risiedevano nella città di Carbonia, edificata nel 1938 con lo scopo di accoglierli. La sala argani conserva al suo interno il macchinario con cui si manovrava la discesa e la risalita delle gabbie nei pozzi per il trasporto dei minatori e delle ceste vuote o cariche di carbone. Ogni giorno, turno dopo turno, migliaia di minatori scendevano nei pozzi e migliaia risalivano, senza interruzione.

Accanto al sito della Grande Miniera di Serbariu è ancora attiva la miniera dell’Alcoa, al centro di grandi battaglie e proteste da parte degli ultimi minatori che vedono ormai compromesso il loro lavoro ed il loro futuro.

Fotografie e testo di

Franco Blandi

Fonte: Centro Italiano della Cultura del Carbone, Carbonia